Global Standard for Money Technology: quando il futuro viene dal passato

Un'immagine della pubblicità GSMT (credit: Roberto Giori Company)
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Pubblicato il: 19/05/2015
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Si chiama Giori Digital Money e mira a diventare il punto di riferimento per il GSMT. Il futuro delle banconote da chi ha già scritto la loro storia passata e presente.

Roma – Il nuovo standard proposto per il denaro elettronico da Roberto Giori tenta di inserirsi proponendo ciò che, finora, fatica ad entrare nei sistemi di transazione: la sicurezza e la tracciabilità del denaro. Infatti la soluzione proposta, ancora in fase di sviluppo, denominata “Global Standard for Money Technology” e consultabile online sul sito della Giori Company, è una banconota digitale (Giori Digital Money) presente nel portafogli digitale del nostro smartphone con un codice univoco, in grado di essere transata su un altro dispositivo.

A fornire tale banconota sarebbero le Banche centrali, con la possibilità di personalizzarla o di crearne, volendo, una unica. Se ne controllerebbero i flussi e, quindi, l’inflazione e la deflazione, potendo redistribuirla grosso modo come si fa adesso.

Non sono ben chiari i ruoli delle banche private, che però dovrebbero continuare ad essere la fonte principale di finanziamenti per famiglie e imprese. Ma come si è arrivati a tutto questo e, soprattutto, da dove emerge il nome di Roberto Giori?

Partì tutto nel 1876, a Milano, quando il bis-nonno di Gualtiero Coen – che cambiò poi in Giori per fuggire all’antisemitismo – rilevò una piccola società per le stampe di documenti contabili e certificati, poi denominata “Calcografia & Cartevalori”. Fu proprio Giori senior ad espandere la clientela arrivando in poco tempo al servizio delle principali Banche centrali statali.

Conseguentemente alla forte crescita, Gualtiero Giori cambiò il nome della compagnia in “Organisation Giori”, con sede a Losanna. Un nuovo punto di svolta per la società arrivò nel 1965 grazie alla fusione con la tipografia londinese di Thomas De La Rue, che all’epoca era già intenta nello sviluppo delle carte di credito (poi adottate da Visa e Mastercard, per esempio).

La De La Rue Giori fu da quel momento leader mondiale incontrastato nella creazione, produzione e diffusione di banconote, con partecipazione 50/50 tra la società britannica e la Dynavest SA (controllata dalla famiglia Giori al 100%). Ma il lieto fine non arrivò per questa coppiata vincente, infatti sul finire del secolo scorso, il settore delle carte di credito di De La Rue venne ceduto alla francese Oberthur Smart Cards scatenando l’ira di Roberto Giori, ormai saldamente alla leadership del gruppo di famiglia, il quale fece causa per 400 mld. di Lire ai compagni britannici.

In particolare, nel 1995, proprio Roberto Giori avviò una nuova società, parimenti controllata al 100%, interamente focalizzata sulle opportunità di business che l’emergente rete globale – Internet – avrebbe potuto fornire. La Roberto Giori Company ritorna oggi alla ribalta confermando la lungimiranza e la concretezza di una dinastia che vuole continuare ad essere protagonista nel mondo delle transazioni.

Di come nuovi metodi di trasferimento di denaro siano ormai una realtà consolidata, in continua evoluzione ed espansione, ne abbiamo parlato qualche giorno fa proprio su queste pagine. E il come la società mondiale stia puntando a metodi più rapidi e, forse più sicuri, per trasferire il proprio denaro non è solo un nostro pensiero.

L’esempio più lampante è dato dall’India e dai Paesi africani, in cui gli istituti bancari preferiscono non insediarsi non solo per le continue rapine e gli atti terroristici, ma soprattutto perché la gente comune di quei territori non ha nessuna garanzia da offrire, né per i depositi, né per i prestiti.

Da qui il successo di M-Pesa, che offre la possibilità di trasferire denaro, anche per micro finanziamenti, attraverso l’uso del telefono, non necessariamente smartphone. Solo un intermediario e nessun istituto che si accolli il peso del deposito. Denaro che c’è, ma non c’è.

Il GSMT, quindi, sembra avere tutte le carte in regola per diventare un nome con cui si acquisirà grande familiarità, ma che a causa – o forse grazie – a Internet troverà pane per i suoi denti nel campo delle transazioni.


Riccardo Donini (24 articoli)

Amante della tecnologia, in particolare crittografia e sicurezza. Attento alla discrezione, schivo del frastuono della Rete.


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