E anche Twitter cinguetta verso la borsa

The New Blog Times
Marco Valerio Principato
Di
Pubblicato il: 07/01/2013
Commenti Commenta | Permalink

Secondo gli analisti Twitter farà questo passo. Il suo modo di essere in Rete può sembrare meno consistente rispetto ad altre realtà del Web, ma in effetti il suo valore è proprio quello.

Roma – Non è ancora fatta, Dick Costolo (l’AD di Twitter) aveva detto che non gli interessa (per ora), ma le voci si fanno sempre più insistenti e sempre più qualificate: l’uccellino più famoso del mondo avrebbe una certa tendenza a guardare, anzi a volare verso Wall Street.

La sua quotazione, come riportano anche le agenzie locali, è schizzata in alto da 8 a 11 milioni di dollari, non proprio spiccioli. L’indiscrezione è partita qualche giorno fa da Forbes, secondo cui una simile operazione potrebbe farsi non prima del 2014. Dietro a questo picco di valore, secondo alcuni analisti, ci sarebbero le (non nuove) intenzioni di intessere una rete di interessi con Apple, leggasi “lasciarsi acquisire”.

E visto che l’idea si avvicina, visto che l’idillio tra Facebook e la borsa non è stato così roseo (come pure per Groupon), all’interno dei corridoi di Twitter c’è un certo trambusto: Ali Rowghani è stato nominato Chief Operating Officer (era CFO, ossia Chief Financial Officer), e la posizione di CFO è stata assunta da Mike Gupta, ex uomo Zynga. Insomma, una notevole riorganizzazione interna lascia intendere che Twitter non voglia farsi cogliere impreparato di fronte a un’opportunità del genere.

Del resto Twitter, oltre a sottolineare la propria indipendenza con strategie ben precise, sta assumendo ruoli via via più prominenti anche in aree dove, tipicamente, è meno usato, come per esempio l’Italia: proprio in questo periodo critico sotto il profilo politico, una personalità come il Presidente del Consiglio dimissionario Mario Monti ha scelto Twitter per tenere informati i cittadini. Poco tempo fa, anche il Papa lo ha adottato.

Perché mai la borsa e gli investitori potrebbero essere inclini a un’OPA del celebre uccellino, la cui consistenza – al confronto con altre realtà del Web – sembra essere molto ridotta? Una delle spiegazioni più plausibili, paradossalmente, è proprio quella della ridottissima dimensione dei post pubblicabili su Twitter (140 caratteri, meno di un SMS).

Va infatti ricordato che tra le raffinatissime attività di scandaglio del materiale pubblicato e dell’utenza attiva, svolta da tutti i big, c’è anche quella dell’analisi dei testi, uno dei cui scopi è quello della cosiddetta Sentiment Analysis, un’attività molto cara al marketing e svolta in grand parte per mezzo della linguistica computazionale, dai cui risultati si possono estrarre dati di importanza vitale per seguire l’andamento evolutivo di un determinato evento o fenomeno, orientandolo di conseguenza pressoché in tempo reale.

Va da sé che svolgere tale attività – che comporta l’analisi dei linguaggi naturali dei parlanti – su testi lunghi e complessi ha un peso in termini di potenza di calcolo e di tempi di elaborazione tutt’altro che trascurabile se si desidera estrarre dai testi il contenuto di più alto livello linguistico, cioè quello semantico.

Le lingue, d’altra parte, come afferma il linguista Prof. Raffaele Simone, sono macchine per significare. Ricorrere a Twitter significa ritorcere su chi impiega la lingua il peso di elaborare una strategia tale da concentrare tutto il significato possibile in un enunciato molto breve, di 140 caratteri, appunto. Ciò significa, di conseguenza, ridurre fortemente il carico di analisi dell’enunciato, l’applicazione di regole grammaticali, l’estrazione di significati metaforici e l’individuazione di tutti quei vincoli che collegano tra loro la struttura tematica e la struttura di conoscenze dei parlanti.

Se è questa la via che Twitter intende percorrere, c’è da star certi che la borsa è vicina, vicinissima. E praticamente sicura.

Marco Valerio Principato

Sull'autore:

Marco Valerio Principato (1860 articoli)

Informatico sin dal 1980, esperto di Internet ed elettronica e attivo in Rete dal 1999, ha curato articoli in diverse pubblicazioni specifiche tra cui Punto Informatico (direzione P. De Andreis) e CompuServe Magazine. Laureando in Scienze della Comunicazione, è responsabile di questo sito.



  • Consiglia su Facebook
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
  • Condividi su FriendFeed
  • Condividi su Pinterest
  • Pubblica su MySpace
  • Invia su Segnalo
  • Invia a Diggita
  • Segnalibro su Google
  • Pubblica su Blogger
  • Condividi su Google Reader
  • Condividi su Google+

Argomenti trattati:
, , ,

Sezione in lettura: Markets

« »

Commenti (Facebook)
Commenti (locali)