Google: uccidere brand latori di ombra, aprire negozi

The New Blog Times
La Redazione
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Pubblicato il: 25/02/2013
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Nomi come Android o come Groupon, per un Google che sta abbordando i negozi fisici, fanno ombra. Sopprimere il marchio Android è facile, Groupon meno, ma si può fare.

Roma – Android, nel bene e nel male, è stato ed è un successo. Groupon, nel bene e nel male, stessa cosa. Ora però che Google sta pensando ai suoi negozi, questi due brand potrebbero fargli ombra: per questo è probabile che decida di sopprimerli. Mentre è facile farlo per Android, non altrettanto lo sarà per Groupon, ma per Google nulla – o quasi – è impossibile.

Di questa idea sono due osservatori: Fabrizio Capobianco su Gizmodo per la questione Android, e Michael Levanduski su Performance Marketing Insider per Groupon.

Capobianco sostanzialmente incentra la sua conclusione basandosi su un’osservazione: quest’anno al Mobile World Congress non c’è neanche l’ombra di uno stand Android, neanche un cenno, niente di niente.

Eppure, nel 2012, Android ha avuto il 68,4 per cento del mercato globale, iOS il 19,4 per cento e il 12,2 per cento è “il resto”. Una predominanza larga che, ipotizza Capobianco, non rende più necessaria la prominenza del nome: in fondo, alla gente non interessa sapere che il sistema operativo del proprio smartphone o tablet si chiami Android, questo tutt’al più interessa geek e sviluppatori.

Medesimo discorso per iOS: se si prova a chiedere a chi ha un iPhone o un iPad come si chiama il sistema operativo che li muove, si scoprirà che non lo sanno. “La gente, là fuori, conosce Apple”, iOS è per i geek, dice Capobianco. Ossia, Android potrebbe restare un semplice nome che compare nelle specifiche tecniche, non di più. E questo Google lo sa bene, per questo non lo “spinge” in quanto nome: è molto meglio che, davanti, ci sia la “G” di Google.

Su Groupon la faccenda che racconta Levanduski è diversa. Groupon è oggi il sito più accreditato dove fare affari online, nel senso che è su di esso che si accentrano i fornitori più vari, nei settori più disparati, ai prezzi più bassi. Una predominanza che somiglia un po’ troppo alla ascesa iperbolica à la Google.

E il gigante del Web non è da ora che pensa alla stessa cosa: benché non ancora diffuso oltreoceando, il sistema di Google è quello delle offers. C’è una pagina, appunto, chiamata www.google.com/offers, sulla quale c’è qualcosa di simile.

Ma adesso – racconta Levanduski – sono anni che Google fa prove, perciò sta gradualmente rendendo tali strumenti pubblici e a disposizione di milioni di inserzionisti nel mondo. E questi strumenti ormai sono entrati in AdWords, il circuito pubblicitario di Google per chi vuole pubblicizzarsi, lo stesso che ha venduto ai giornali francesi a “condizioni di favore” (per cinque anni).

Nonostante l’apparente, estrema semplicità del meccanismo proposto da Google, pare proprio che esso funzioni, e bene.

Questo, secondo Levanduski, è semplicemente il prologo della perdita della “posizione dominante” di Groupon: man mano, proprio per una questione di performance marketing, tutto lascia pensare che prenda il sopravvento.

Ecco come Google, con la sua strapotenza, ha la possibilità di “sopprimere” Groupon. Di certo non è una soppressione fisica, ma se riesce a renderlo meno rilevante fino a condurlo ai limiti dell’irrilevanza (e con una lieve ritoccatina alle evidenze date alle diverse inserzioni può farlo quando vuole), l’ha praticamente ucciso.

Come una ciliegina sulla torta, ci cade la notizia dell’apertura dei suoi primi negozi: Google vuole iniziare a presenziare fisicamente, a far sì che il brand awareness non sia solo riferito a un marchio di cui vi è una consapevolezza virtuale, ma concreta e reale. E lo fa iniziando con un oggetto particolarissimo, come i Google Glass: un oggetto per certi versi esclusivo (anche economicamente: quegli occhiali-display costano 1500 dolari) che fa da ottima leva di marketing all’interno di una ben precisa strategia.

Cosa se ne può concludere? Una cosa, a modesto avviso di questa Redazione, molto semplice: Google sta diventando troppo grosso, troppo monopolizzante, troppo con le mani dappertutto, troppo invadente, troppo furbo, troppo totalizzante, troppo controllore di tutto e di tutti, troppo influente, troppo decisore su tutto e per tutto.

Non è improbabile che un argomento dalla possibile denominazione “The Googlized World” sia prossimo oggetto delle dissertazioni di studiosi come il Prof. Serge Latouche ed è facile immaginare come il luminare saprebbe illustrare che il concetto di decrescita felice dovrebbe valere anche per Google.


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