Chetosi, cosa succede al corpo: tutto sul meccanismo fisiologico

chetosi

Ci sono dei termini tecnici che possono aiutarci a comprendere come dimagrire o rimetterci in forma: stiamo parlando della chetosi, un meccanismo fisiologico che si attiva in determinate situazioni. Il caso più eclatante è sicuramente quello della dieta chetogenica o keto diet: un piano alimentare che va strutturato insieme al proprio nutrizionista e che prevede l’esclusione dei carboidrati dal menù giornaliero per un certo periodo di tempo.

Ma cos’è la chetosi nello specifico? Cosa succede al corpo? Cosa vuol dire “andare in chetosi”? Spiegando brevemente, è una condizione per cui avviene una carenza di zuccheri nel sangue e in cui si va ad attaccare il grasso in eccesso. Cerchiamo di comprendere il significato di chetosi e rispondiamo alle domande più comuni a riguardo.

Cosa succede al corpo quando va in chetosi?

Il meccanismo della chetosi è una reazione del corpo a tutti gli effetti: dal momento in cui non si hanno zuccheri da bruciare, l’organismo brucia direttamente il grasso, ed è questo il motivo per cui si perde peso molto velocemente. Nota anche con il termine di acetonemia, la chetosi è uno stato metabolico che si caratterizza per un elevato livello di corpi chetonici nelle urine o nel sangue. Tale reazione fisiologica avviene unicamente nel momento in cui è presente una bassa disponibilità di glucosio.

Cosa vuol dire andare in chetosi?

Il deficit di zuccheri nel sangue induce il corpo in uno stato di chetosi, così da andare a sfruttare le riserve di grasso, da cui poi l’organismo trae le principali energie. Il consumo degli zuccheri e dei grassi consente così una graduale perdita di peso, ma non solo, perché, lo ricordiamo, la dieta chetogenica è un piano alimentare nato come terapia.

Quando si attiva?

Un digiuno prolungato può favorire l’attività della chetosi, ma in generale avviene nel momento in cui riduciamo l’apporto dei carboidrati in modo drastico, mantenendoci sotto i 50/100 grammi al giorno.

Come andare in chetosi?

Il metodo principale per andare in chetosi è composto da un’alimentazione a zero carboidrati: le riserve di grasso, in questo modo, diventano delle preziosi fonti di carburante. Oltre alla dieta chetogenica, possiamo ovviamente seguire dei regimi alimentari iperproteici o diete a zero carboidrati.

Ci sono altri momenti in cui può attivarsi il processo fisiologico. Per esempio in gravidanza, ma anche a seguito di un allenamento piuttosto intenso o prolungato, o ancora a causa di un’infezione. Possono avere un peso rilevante l’abuso di alcol e farmaci, lo stress o la pancreatite.

I sintomi della chetosi

C’è un modo che ci aiuta a comprendere se il meccanismo si è attivato? Sì, in linea di massima, infatti, possono verificarsi alcune conseguenze. La produzione di acetone da parte dell’organismo può causare un cattivo alito, così come crampi, disidratazione, ma anche vertigini o mal di testa.

La chetosi è pericolosa?

Dobbiamo prestare attenzione ad alcuni aspetti essenziali. In primis, lo stato di chetosi non può essere protratto troppo a lungo, per non creare uno scompenso fisico rischioso per la salute. I regimi alimentari iperproteici, infatti, vanno seguiti per un periodo di tempo limitato e sono sempre composti da un medico specializzato in nutrizione. Ciò significa che scegliere di eliminare i carboidrati dalla propria dieta in autonomia è sbagliato.

Di base, fino a un certo livello, i corpi chetonici non risultano dannosi per l’organismo, ed è il motivo per cui il cervello e il cuore li sfruttano in qualità di fonte energetica alternativa.

Quanti chili si perdono in chetosi e come

Coloro che iniziano la dieta chetogenica, possono infatti notare i primi risultati in modo abbastanza rapido. Di solito, si perdono tra i 5 e i 2 kg nell’arco di due settimane. Del resto, è anche il motivo per cui il regime alimentare è conosciuto come dieta dei 10 o dei 21 giorni.

Oltre alla keto diet, è possibile scoprire numerose diete mima digiuno (o digiuno intermittente), come la dieta s.d.m. o dieta Blackburn, o ancora le diete low-carb. L’approccio dietetico rimane comunque il medesimo: un basso (se non nullo in alcuni casi) apporto di carboidrati e un’alta assunzione di proteine e lipidi.

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